Antonio Tabucchi, un mio parente (forse)

Caro Antonio, non ho avuto la fortuna di averti conosciuto e sinceramente so molto poco della tua vita, ma è proprio per questo che sto partecipando al laboratorio e ogni volta scopro qualcosa di nuovo.

Ad esempio ho appreso che sei nato sotto le bombe e questo mi dispiace molto, forse è proprio a causa della tua nascita “avventurosa” che sei diventato un tipo un po’ “fumino”, come si dice a Vecchiano.

Mi dispiace che tu sia morto per una malattia che ti ha fatto soffrire. Ho saputo che tre giorni prima di morire, sei riuscito a dettare a tua moglie e a tuo figlio un racconto che mi piacerebbe molto leggere, perché sono sicuro che sia emozionante e bellissimo.

Forse sei addirittura mio parente! Questo piccolo particolare di grande importanza dovrà essere approfondito. Ho visto il luogo dove hai vissuto la tua infanzia: la tua casa ha una bella vista sulla piazza Garibaldi, da cui sicuramente ha preso spunto il titolo del tuo primo libro Piazza d’Italia (1975). Ora però quella casa sembra piuttosto malridotta.

Intanto io ti mando il mio palloncino in aria, sperando che ti raggiunga.

Un caro saluto

Marco Fumagalli, Andrea Vaselli, Giovanni Marianetti, Giulio Mannari

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