Il nostro laboratorio su Antonio Tabucchi

 

Siamo un gruppo di ventiquattro studenti delle classi seconde della Scuola Media “Leopardi” di Vecchiano. La nostra scuola, grazie ai fondi sociali europei, ci ha offerto l’opportunità di partecipare ad un laboratorio su Antonio Tabucchi, uno dei più grandi scrittori della fine del Novecento, nonché nostro illustre compaesano.

Nel mese di febbraio è così iniziato questo percorso, articolato in 15 incontri, durante i quali abbiamo avuto modo di lavorare al fianco di due esperti per conoscere alcuni aspetti della vita e dell’opera di Tabucchi e costruire un blog che costituisse una sorta di vetrina per il nostro lavoro.

Durante gli incontri fatti fino ad adesso, abbiamo svolto diverse attività. Nel primo incontro, dopo le presentazioni, ognuno di noi è stato invitato a scrivere tutto ciò che sapeva su Antonio Tabucchi, senza che gli fosse stata fornita alcuna spiegazione. Successivamente ogni ragazzo ha scritto su un post-it una parola che, secondo lui, poteva rappresentare al meglio lo scrittore. Sono state scritte molte parole, quali “scrittore”, “viaggiatore”, “vecchianese”, “curioso”, “determinato”, “sognatore” e molto altro ancora. Tutti i post-it sono stati successivamente attaccati ad un cartellone con la foto di Tabucchi, per costituire l’immagine che, adesso, fa da sfondo al nostro blog.

Dopo, abbiamo scritto dei tweet utilizzando i testi precedenti. Questo gioco l’abbiamo chiamato “TabucchiTweet”.

Nei seguenti incontri, abbiamo lavorato in gruppo, esaminando tutto il materiale contenuto in alcune cartelle che il professor Della Croce ci ha consegnato, vecchie cartelle simili a quella che aveva Antonio Tabucchi. Dentro ci abbiamo trovato libri di Tabucchi, foto, cronologie, documenti e testi vari e abbiamo compilato delle schede per classificare questo materiale. In alcune cartelle si trovava anche il segreto che svelava il motivo per cui è stato scelto un palloncino come simbolo del laboratorio. Alcuni gruppi hanno inoltre reperito tra i materiali anche un quadernino nero che poi i professori ci hanno fatto realizzare con le nostre mani perché tutti noi ne avessimo uno, visto che Tabucchi scriveva su dei quaderni con la copertina nera. Alla fine di questo gioco, nel quale ci siamo calati nei panni di piccoli storici che ricostruiscono, mediante documenti di archivio, vite ed eventi, abbiamo scritto, con parole nostre, una biografia di Antonio Tabucchi. Ne sono scaturite “biografie plurime” nelle quali ognuno di noi aveva fissato ciò che più lo aveva colpito, soprattutto riguardo all’infanzia e giovinezza del nostro scrittore.

Per quanto riguarda la parte informatica, sotto la supervisione della dottoressa Silvia Ceriegi, blogger di Trippando.it,  abbiamo proceduto a creare un blog per approfondire e mostrare tutte le attività svolte nel laboratorio. Abbiamo seguito le fasi della costruzione del blog dalla sua progettazione all’ideazione e siamo stati chiamati a sceglierne nome, impostazione grafica e colori. Il blog si chiama “www.tabucchitime.eu”. Il nome è stato scelto da tutti noi, dopo un vivace brain storming, focalizzando l’attenzione sul tempo, perché esso, nel pensiero di Tabucchi, ha rivestito un grande significato; l’estensione “eu” richiama invece la dimensione europea di Tabucchi perché desideriamo che il nostro blog si apra al di fuori dei confini nazionali.

Ogni settimana, inoltre, sulla cattedra della nostra aula, abbiamo trovato un palloncino colorato, che è divenuto il simbolo del nostro laboratorio.

Perché proprio un palloncino? Abbiamo già sottolineato come il tempo  fosse un pensiero fisso di Tabucchi, fin dal primo romanzo, Piazza d’Italia, in cui il protagonista è afflitto dal “mal del tempo” per continuare fino alle ultime opere quali Il tempo invecchia in fretta e Si sta facendo sempre più tardi.

Antonio Tabucchi infatti vuole farci capire con una metafora quanto sia breve ma, allo stesso tempo importante, il tempo nella nostra vita. Nel primo racconto del libro “Il tempo invecchia in fretta”, narra la storia di una donna che immagina un bambino che, tornando dalla fiera della domenica, porta al polso un palloncino che, molto rapidamente, si sgonfia e diventa floscio. Ci dice che il bambino non si accorge del buco, come noi non ci accorgiamo della velocità del tempo che passa.

E chissà perché ebbe l’immagine di un bambino che per mano alla mamma torna da una fiera di paese, la fiera è finita, è domenica sera e il bambino porta un palloncino pieno d’aria legato al polso, lo regge con fierezza come un trofeo e all’improvviso, ploff, il palloncino si sgonfia, qualcosa lo ha bucato, ma cosa, forse la spina di una siepe? Le parve di essere quel bambino che all’improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c’era ancora, gli avevano soltanto sottratto l’aria che c’era dentro. Era dunque così, il tempo era aria e lei l’aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta? Ma dov’era il foro?, non riusciva a vederlo.

(Antonio Tabucchi, “Il cerchio”, in Il tempo invecchia in fretta, Feltrinelli, Milano, 2009, p. 20)

Oltre al palloncino, un altro simbolo del nostro laboratorio, è il piccolo quaderno nero che ognuno di noi ha creato e sul quale scriviamo appunti e attività di ogni settimana. Il quadernino richiama i vecchi quaderni utilizzati dal nostro scrittore quando era uno scolaro e su cui ha poi continuato a scrivere i propri racconti e romanzi. Questi quaderni sono diventati il diario di bordo della nostra avventura tabucchiana.

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